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La strada Sinnai-Soleminis

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di Amos Cardia
luglio 2024

La strada diretta Sinnai-Soleminis è una piccola sterrata che congiunge i due paesi attraverso la Foresta Campidano, nome istituzionale della Pineta di Sinnai e Soleminis, dividendola in due parti. Non si conosce l’origine di questa via di comunicazione, probabilmente è esistita per secoli come sentiero per poi essere allargata e sistemata ai primi del Novecento durante l’impianto della Pineta. Notevole il lavoro dei prigionieri austriaci, che durante la prima guerra mondiale costruirono i muretti a secco, ancora oggi visibili per lunghi tratti su entrambi i lati della strada.

Era una via di comunicazione preziosa, verso il Parteolla, la Trexenta e le altre subregioni a nord di Sinnai, per chi doveva spostarsi col bestiame, a cavallo o col carro, mentre per gli spostamenti a piedi probabilmente pativa la concorrenza del treno (almeno per chi poteva permetterselo), attivo da Settimo San Pietro a partire dal 1888, con la allora Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna.

Oggi questa sterrata, dalla periferia di Sinnai a quella di Soleminis, è lunga 4,8 km, con un dislivello di appena 200 m. Il valico si trova nel versante est di Bruncu Mògumu, ossia dietro il colle della Baita rispetto alla strada asfaltata, a quota 280 m. Leggermente inferiore il dislivello se si parte da Soleminis, dato che questo paese è circa 50 m più alto di Sinnai.

Questa strada è conosciuta anche come Sa ‘ia de su Strintu ‘e is Cillonaxus, dal nome di una trincea che si trova nella parte centrale, interna alla Pineta, scavata con lo scopo di evitare una salita impegnativa, passando più in basso rispetto al livello naturale della cima del colle. Is cillonaxus potevano essere i venditori di coperte e/o tappeti di lana (il termine campidanese cilloni è sinomimo del più noto burra e può significare anche tappeto), che magari facevano largo uso di questa strada per i loro commerci, oppure potevano essere proprio gli operai stradali, dato che il cilloni è anche il bordo del solco, come l’italiano ciglio, ipotesi che riporterebbe proprio allo scavo della trincea.

Chi oggi percorre questa strada, la trova in condizioni precarie nel versante di Sinnai, a tratti trasformata in una discarica, dilavata, occlusa dalla vegetazione, in buone condizioni all’interno della Pineta e addirittura in ottime condizioni, rettilinea, molto larga e dalla pendenza regolare, nel versante di Soleminis. Queste caratteristiche particolari nel versante di Soleminis si devono al fatto che negli anni Ottanta del Novecento esisteva un progetto per la sua trasformazione in Strada Provinciale asfaltata, con i primi lavori che partirono da Soleminis per poi fermarsi al limite della Pineta, per l’opposizione dell’allora Azienda Foreste Demaniali della Regione Sardegna (AFDRS), l’antenata dell’Agenzia Forestas, proprietaria della Pineta stessa e diretta allora da Giuseppe Delogu. L’opposizione della AFDRS era parte di un più vasto movimento di opinione che si sviluppò a Sinnai e in tutto il circondario contro questo progetto, per problemi di metodo e di merito.

A Sinnai nacque il comitato Ambiente e territorio che per la salvaguardia della strada storica raccolse circa 5000 firme, in collaborazione con la Lega Ambiente Arci (attuale Legambiente), allora su posizioni più radicali di quanto non sia oggi, WWF, Italia Nostra e Club Alpino Italiano. L’attività del comitato fu tale che si interessarono del caso anche le emittenti Videolina e Rai Tre, mentre a settembre del 1984 alcuni deputati della Sinistra Indipendente presentarono una interpellanza in Parlamento, sollecitando una presa di posizione da parte dei ministri competenti: agricoltura, ecologia, lavori pubblici, trasporti.

Il movimento a difesa dell’integrità di questa strada a fondo naturale riteneva il progetto inutile, uno spreco di danaro pubblico (si ipotizzava una spesa di oltre quattro miliardi di lire) e un rischio per l’ambiente, tanto più che era compreso anche un collegamento intermedio con la strada asfaltata della Baita, ai tempi ancora aperta al traffico, tutti i giorni e a tutte le ore. Dai documenti storici in nostro possesso non è chiaro il progetto stradale nella parte sinnaese: alcuni testi parlano della strada della Baita come unico segmento della futura Strada Provinciale, altri di un collegamento intermedio, come se la direttrice sarebbe stata estesa attraverso i colli fino alla zona di Sant’Isidoro o Bellavista, a ricalcare maggiormente il tracciato della strada storica. Probabilmente, magari in tempi diversi, erano state considerate entrambe le ipotesi ed erano state preparate più versioni del progetto.

Nella difesa della Foresta Campidano si sentì ugualmente coinvolta la popolazione del circondario, che frequentava assiduamente la Pineta, anche per l’attività di ristorazione della Baita, tanto che ci furono prese di posizione trasversali, a sostegno del rispetto della strada storica, da parte della CGIL del Comune di Settimo San Pietro e delle rappresentanze provinciali del PRI (col consigliere settimese Benito Orgiana) e del MSI (col consigliere sinnaese Enrico Golino).

Erano favorevoli al progetto il sindaco di Sinnai Paolo Tronci (PCI) e il vicesindaco di Sinnai Mario Pilleri (PLI), fatto che presso chi non conosceva la realtà sinnaese destava molta curiosità, sia per l’originale composizione della giunta, sia perché il PCI risultava generalmente sensibile ai temi ambientali. Può esserne un indizio anche il fatto che Mercede Asuni, consigliera comunale e segretaria cittadina dello stesso PCI, nel corso di un’assemblea a Soleminis dedicata al progetto, non ebbe timore di affermare che i punti negativi della costruzione di questa strada provinciale erano superiori alle convenienze e che questa era anche la posizione del partito. Fece questa dichiarazione premettendo di parlare a titolo personale ma, per il rilievo degli incarichi che ricopriva, restò una dimostrazione eloquente della dialettica interna al partito su questi temi (“QuestaSinnai”, dicembre 1984, p. 15). A questo proposito vale la pena ricordare che sono gli anni in cui Luigi Cogodi, consigliere regionale del PCI, si batteva per la prima legge salvacoste, trovando nel suo partito sostegno e opposizione allo stesso tempo. Dopo una sua breve esperienza come assessore regionale all’Urbanistica, durante la quale furono demolite molte costruzioni abusive sui litorali, fu trasferito all’Assessorato Regionale al Lavoro, con un tempismo evidentemente non casuale.

Sul progetto di strada provinciale i problemi di metodo consistevano nel mancato coinvolgimento della popolazione in queste decisioni di grande importanza per il destino del territorio, perché non venne avviato alcun processo partecipativo, fatto tanto più grave perché Sinnai all’epoca esprimeva ben due consiglieri provinciali (Putzolu per il PCI e Golino per il MSI), che ugualmente avrebbero potuto informare la popolazione, che invece venne a sapere del progetto soltanto all’ultimo momento, grazie ad alcune righe della stampa locale.

Se a Sinnai il movimento Ambiente e territorio riuscì a sensibilizzare la popolazione, che si schierò in gran parte per la difesa della strada storica, la situazione risultava più fluida a Soleminis, anche a causa della necessità di costruire un nuovo attraversamento ferroviario lungo la strada di accesso al paese dalla Strada Statale 387. Ai tempi infatti per l’accesso a Soleminis esisteva soltanto la via Roma, in cui l’intersezione con i binari era risolta col sottopassaggio per le macchine, oltretutto piuttosto stretto, che possiamo ammirare, come testimonianza di storia stradale, ancora oggi. La situazione è inversa nella più moderna strada parallela che si percorre oggi: le macchine passano sopra, con un cavalcavia piuttosto lungo per diluire la pendenza, e il treno sotto. Ai tempi questa soluzione non era stata ancora realizzata, quindi il progetto della strada provinciale interna alla Pineta poteva risultare allettante, se non altro per risolvere il problema del ponte ferroviario. Nonostante questo, dalla lettura delle fonti dell’epoca, sembra che anche a Soleminis questo progetto devastante per la Pineta alla fine non incontrasse particolare favore. È eloquente in tal senso la testimonianza dell’allora consigliere comunale soleminese Franco Cardia (QS, dicembre 1984, pp. 16-17):

Io mi oppongo a questa strada, in quanto la ritengo inutile e dannosa, perché esistono molte altre alternative meno dispendiose e affatto dannose per l’ambiente. Mi indigno per il modo in cui è stata portata avanti dalla provincia e in parte dalle amministrazioni comunali. Nel comportamento tenuto dalla Provincia per l’intera vicenda si nota come minimo una completa disattenzione verso i problemi di tutela ambientale e di conservazione del nostro ormai ridottissimo patrimonio forestale, e una grave mancanza di considerazione nei confronti del Consiglio Comunale e del cittadino in generale … Identificandosi in pratica, ancora una volta, nella figura della pubblica amministrazione completamente staccata dalle realtà sociali e territoriali su cui impone le proprie discutibili scelte … Siamo seri e realistici, la strada ci risolverà soltanto il problema del ponte, che peraltro … può essere risolto in altri modi con interventi singoli e locali e con pochissima spesa; per il resto essa ci porterà soltanto danni ecologici e sociali.

Isolamento? È proprio questo isolamento tanto criticato, che io invece definirei splendido, che ci ha permesso di avere ancora una vita a misura d’uomo, senza traffico, senza inquinamento, senza tutti gli aspetti di emarginazione e di nevrosi che sono propri del nostro tempo, che ci permette di avere ancora un forte e corretto rapporto con la nostra terra e i nostri boschi. Ho ventisette anni, ho sempre vissuto a Soleminis e mai mi sono sentito isolato o emarginato a causa del ponte o della mancanza di strade dirette con Sinnai, al contrario ho sempre avvertito l’invidia degli altri per il nostro vivere con ritmi ancora umani, che nonostante tutto sono ancora vicini a quelli della natura e della terra.

Prepariamoci invece a ben altri ritmi, quelli dei tir, delle macchine, dei gas di scarico, della spazzatura, dell’asfalto, dei boschi distrutti. Cari amici, prepariamoci al progresso. Io mi oppongo a questa e a qualsiasi altra opera che non rispetti l’ambiente. Lo stravolgimento ambientale non ci porterà altro che uno sviluppo economico e sociale distorto, che prima o poi si ritorcerà contro noi stessi e questo in Sardegna ormai dovremmo averlo capito …

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