home > consulenza > Storia della Pineta di Sinnai e Soleminis
di Amos Cardia
luglio 2024
La Foresta Campidano, nome istituzionale della Pineta di Sinnai e Soleminis, è un impianto recente che risale all’inizio del Novecento. Non abbiamo testimonianze dettagliate sullo stato precedente di quel territorio, ma da alcune fonti indirette ipotizziamo che fosse piuttosto desolato, costituito da pascoli aridi e da qualche area cespugliata nelle zone più riparate. Spesso si tende a pensare che tornando indietro nel tempo la presenza boscosa fosse maggiore, in alcuni casi è davvero così ma alla fine dell’Ottocento per la zona della attuale Foresta Campidano era vero il contrario. Del resto la piaga degli incendi dolosi era diffusa anche nel passato, tanto che già nel Medioevo, prima il nostro re Mariano IV poi sua figlia la nostra regina Eleonora, si erano preoccupati di stabilire pene severe per i piromani, come l’amputazione della mano destra o il rogo.
Nel 1889 una violenta inondazione aveva colpito la zona di Quartu Sant’Elena, così si era andati alla ricerca delle cause, scoprendo che la zona di provenienza delle acque piovane era appunto quella dei colli alle spalle di Sinnai, in cui non c’era la vegetazione e spessore del suolo sufficienti per assorbire o comunque per diminuire e rallentare il volume delle acque verso valle. Si capì che bisognava risolvere il problema a monte, andando a risolvere alla causa, vale a dire alla mancanza del bosco, senza lamentarsi della “eccessiva pioggia” e della “pioggia assassina”, come fanno tanti politici oggi, a dispetto dello sviluppo della ricerca scientifica nel corso di un secolo.
Otto anni dopo si trovarono i fondi per questo grande impianto di rimboschimento, grazie alla legge Provvedimenti a favore della Sardegna, del 1897. Promotrice dell’iniziativa fu la Regia Scuola Enologica Sarda, presieduta dal 1899 al 1921 da Sante Cettolini, al quale non a caso era intitolato l’istituto agrario di Cagliari, prima che nel 2009 confluisse in quello di Elmas. La Regia Scuola Enologica Sarda non si limitava a studiare e promuovere la coltura della vite ma, dal momento che raccoglieva la nascente borghesia agraria del Campidano di Cagliari e non solo, interessata ai nuovi sviluppi dell’agricoltura e alle scoperte scientifiche e tecniche, era un centro di discussione e di potere su questioni che riguardassero più in generale la gestione del territorio.
I lavori iniziarono nel 1900 e si conclusero due anni dopo, formalmente con l’inaugurazione che avvenne il 6 aprile, con un evento al quale parteciparono numerose autorità e parte della cittadinanza, non solo sinnaese, per un totale di circa duemila persone, un numero altissimo se consideriamo che Sinnai aveva all’epoca meno di quattromila abitanti. L’importanza che già all’epoca veniva riconosciuta a questo rimboschimento è ben descritta da un articolo de «L’Unione Sarda», risalente a pochi giorni prima dell’inaugurazione:
«I lavori di rimboschimento che si van facendo nel Comune di Sinnai, costituiranno un’opera così notevole di pubblica utilità da dover sperare che il giorno 6 di questo mese, non pure Cagliari, ma l’intera Sardegna vorrà degnamente festeggiarla quale principio della propria rigenerazione sanitaria ed economica. È certo che, senza un saggio governo delle acque e senza il benefico influsso dei boschi non potranno rimuoversi i guai delle inondazioni, delle frane, dei terreni impaludati, onde malaria, nocivi del pari e agli umani organismi e alla terra, dalla siccità e dalle piogge stemperate, non moderare l’impeto dei venti, non distribuire più equabilmente l’umidità, che è poi come migliorare il clima. E col clima l’economia del paese, la quale si traduce in aumento della ricchezza, in un tenore di vita più largo, ossia meno tribolato».
La caserma di Sa Pira sarà costruita l’anno successivo e durante la prima guerra mondiale i lavori continuarono con prigionieri austroungarici che, secondo fonti orali, proseguirono la piantumazione e soprattutto costruirono i muretti a secco lungo tutto il perimetro dell’area. Altri eventi di rilievo nella vita della Pineta furono l’attività della miniera di piombo e argento di Terra Mala, nella parte di Soleminis; la costruzione della Baita a Bruncu Mògumu e della Tavernetta nel versante est (per quanto vicina, comunque all’esterno della Pineta); negli anni Ottanta l’opposizione popolare al progetto di trasformare la strada storica Sinnai-Soleminis in una strada provinciale asfaltata; nel 1997 l’incendio che ne distrusse 600 ettari sui 1600 complessivi.
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