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Geologia e flora della Pineta di Sinnai e Soleminis

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di Tecla Palmas e Maria Antonietta Contini
1987

A quanto risulta dalle nostre ricerche, non esistono studi scientifici sulla Foresta Campidano, ragion per cui per poterne illustrare le caratteristiche geologiche e botaniche è necessario ricorrere a fonti giornalistiche, come il seguente articolo di Tecla Palmas e Maria Antonietta Contini («QuestaSinnai», 1987). Occorre considerare che si riferisce soltanto all’area di Sinnai e non a quella di Soleminis, caratterizzata da una vegetazione più rigogliosa, e a un periodo precedente l’incendio del 1997, che ha avuto la conseguenza di riportare indietro lo sviluppo della vegetazione [NdR].

«Il complesso è scistoso-granitoide, attraversato da filoni porfirici e forse anche da qualche filone basico. Questo substrato, sterile, arido e secco, perché permeabile per fessurazione della roccia stessa, è ricoperto da sabbione granitico formatosi per arenizzazione della roccia granitoide ad opera degli agenti atmosferici. Su questo strato sono state messe a dimora le prime piante che successivamente hanno costituito l’humus che rappresenta lo strato di terreno ora più superficiale …

Sono state piantate diverse specie, non tutte si sono adattate allo stesso modo e perciò all’interno della Pineta si sono create situazioni differenti. Il versante esposto a sud risente dell’influenza marina e qui hanno trovato miglior insediamento i pini d’Aleppo. Le querce piantate contemporaneamente ai pini sono state sopraffatte da questi e non si sono sviluppate completamente, mantenendo un comportamento arbustivo: querce di 60-80 anni raggiungono il metro d’altezza.

Una valle interna, al riparo dell’influenza marina, presenta condizioni di umidità e temperatura favorevoli allo sviluppo delle querce, che vi si trovano in percentuali maggiori rispetto ai pini e hanno aspetto arboreo. Tuttavia anche qui i lecci (quercus ilex) e le sughere (quercus suber) non si trovano in uno stato di climax perché queste, per essere rigogliose, necessitano si precipitazioni superiori ai 700 mm annui [nel 1987 le precipitazioni annue nell’area oscillavano tra i 500 e i 700 mm]. Il loro tronco è esile, la produzione di sughero e ghiande è molto ridotta e il bosco non è compatto. Data l’acidità e la povertà del terreno, le piante che qui si sono adattate maggiormente sono quelle tipiche della macchia mediterranea: corbezzolo, mirto, lentisco, fillirea e cisto».